8 luglio 2011
8 luglio 2011

Addio a sorpresa al vecchio forfettone Partite Iva, il conto potrebbe salire

9:27 - Il governo rimodula i minimi e seleziona la platea dei beneficiari: solo chi ha avviato un'attività da cinque anni

Prima un sospiro di sollievo e poi invece giù con la calcolatrice a fare i conti. Lo stato d'animo delle partite Iva di fronte alla manovra di rientro dal debito è altalenante. Il rischio che i contributi previdenziali obbligatori da versare alla gestione separata dell'Inps passassero in una notte dal 26% al 33% ha fatto tremare consulenti e altri professionisti con partita Iva. La norma è stata presa in seria considerazione dalle strutture ministeriali incaricate di preparare "i tagli" ma poi fortunatamente è stata derubricata. E ora però l'attenzione e le preoccupazioni delle partite Iva si è spostata sulla «morte del forfettone».
Secondo la normativa fiscale vigente fino a ieri partite Iva e lavoratori autonomi - che a fine anno incassavano meno di 30 mila euro - potevano utilizzare il regime minimo fiscale, ovvero una tassazione forfettaria del 20%. Una sorta di cedolare secca che comprendeva l'Irpef, i tributi locali, rendeva superflua l'adesione agli studi di settore ed eliminava anche Iva e Irap. Con il decreto Tremonti il forfettone salta o meglio cambia pelle: scende drasticamente al 5% ma solo per coloro i quali hanno iniziato l'attività negli ultimi cinque anni o vorranno iniziarla adesso. (In un primo tempo era stato previsto anche un limite anagrafico, 35 anni, che è stato eliminato nella stesura finale). In questo modo, secondo i calcoli che hanno fatto in queste ore gli artigiani di Rete Imprese Italia e le associazioni delle partite Iva (come Acta), ad avvantaggiarsene sarebbero tutt'al più 50 mila soggetti mentre si creerebbe un piccolo esercito di mezzo milione di «inconsolabili orfani del forfettone».

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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