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La politica di bilancio, con la legge di stabilità, ''appare nuovamente orientata, dopo anni, verso l'alleggerimento del carico fiscale. Lo sgravio è concentrato sulle famiglie'' che negli ultimi 5 anni ''hanno visto il proprio potere d'acquisto ridursi di oltre il 5%''. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nell'audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
La manovra fiscale interessa prevalentemente le famiglie, prosegue, sulle quali nel 2013 si concentra il 100% degli sgravi e il 57% degli inasprimenti impositivi. L'imposta principalmente coinvolta dagli interventi è l'Irpef (con il 62,5% delle riduzioni di prelievo e il 42,1% degli aumenti, sempre nel 2013).
La legge di stabilità potrebbe però generare ulteriori aumenti impositivi, come l'Imu e le tariffe, che ''le amministrazioni locali potrebbero deliberare per 'compensare' gli ulteriori tagli di spesa o i nuovi aggravi derivanti dal disegno di legge'' afferma Giampaolino.
Gli interventi Irpef, prosegue la magistratura contabile, sono ''sfavorevoli per i contribuenti collocati nelle più basse classi di reddito complessivo: 20 milioni di soggetti, fino a 15mila euro. Il taglio delle aliquote Irpef, che non tocca i 10 milioni di incapienti, avrebbe ''risultati limitati'' anche per i restanti 10 milioni, mentre ''l'aumento delle aliquote Iva inciderebbe in misura significativa''.
Avendo riguardo al 2013, la scelta 'più Iva/meno Irpef', ricorda Giampaolino, si basa su importi pressoché equivalenti (poco più di 5,4 miliardi) ''frutto, da un lato, della riduzione delle prime due aliquote Irpef e della detassazione del salario di produttività e, dall'altro, della riduzione di un solo punto delle aliquote Iva rispetto alla legislazione vigente e dell'introduzione della franchigia per spese detraibili e deducibili e del tetto alle spese detraibili''.
Dovrebbe risultare invece positivo il saldo Irpef per i 15 milioni di contribuenti che, afferma Giampaolino, dichiarano un reddito medio-basso (da 15.000 a 29.000 euro). Gli sgravi derivanti dal taglio alle aliquote Irpef ''dovrebbero essere in grado di assorbire sia i nuovi limiti agli oneri deducibili e, soprattutto per tale tipologia di contribuenti, agli oneri detraibili; sia il maggiore carico fiscale determinato dall'aumento dell'Iva''.
Inoltre, ''al di là dei suoi potenziali effetti sulla domanda di consumo, la riduzione delle aliquote Irpef può aprire spazi per un recupero della competitività'' afferma il presidente della Corte dei Conti. La decisione di intervenire su Irpef e Iva ''produce effetti diretti meno espansivi sul reddito disponibile delle famiglie ma va apprezzata perché muove in direzione di una struttura impositiva caratterizzata da un minor peso della tassazione sui redditi rispetto a quella sugli scambi''.
Tra provvedimenti di sgravio fiscale e interventi di inasprimento di imposte e tasse, le entrate movimentate dalla legge di stabilità ''si commisurano, complessivamente, a oltre 15 miliardi nel 2013, mentre superano i 40 miliardi nel triennio'' afferma Giampaolino.
La manovra, dal lato delle entrate, dovrebbe produrre uno sgravio netto ''commisurato a poco più di 2,3 miliardi nel 2013 e a oltre 3,7 miliardi nel triennio 2013-2015'', spiega la magistratura contabile. Si tratta di un effetto finale che, a sua volta, ''discende da alcuni importanti provvedimenti di riduzione delle imposte, solo in parte compensati da misure di aggravio fiscale'', dice Giampaolino. ''La manovra complessiva sulle entrate, infatti, riguarda ben 17 tipologie di intervento''.
A tre sole misure va riferita la prevista riduzione di prelievo: parziale sterilizzazione dell'aumento dell'Iva, riduzione delle prime due aliquote Irpef e detassazione del salario di produttività. Le maggiori entrate, invece, sono riferite principalmente alla franchigia sulle spese deducibili e detraibili ai fini Irpef, alla stabilizzazione dell'incremento delle accise sui carburanti e all'introduzione della 'Tobin tax'.