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Con sentenza n. 18384 del 07 settembre 2011, la Cassazione chiarisce che ai fini dell’esercizio del diritto al ricongiungimento familiare di cittadino comunitario, è l’irrilevante la presunta condotta del richiedente che abbia concorso a determinare lo stato di bisogno del familiare
Accolto in primo grado il ricorso proposto da lavoratrice extra-comunitaria in possesso di cittadinanza italiana, tendente ad ottenere il rilascio del visto di ingresso per ricongiungimento familiare in favore del fratello, la Corte di Appello aveva poi accolto il reclamo del Ministero degli Affari Esteri, così revocando il provvedimento del Tribunale. Aveva osservato la Corte di appello che la lavoratrice, conseguita la cittadinanza italiana, aveva ottenuto il ricongiungimento con i suoi genitori e non avrebbe potuto ignorare che si sarebbe determinata una situazione di abbandono del fratello, affetto da malattia cronica invalidante. Talché, se si trovava nelle condizioni previste dall'art. 3 del d.lgs. n. 30 del 2007 ciò era dipeso da scelte consapevoli e volontarie della sorella e siffatta situazione non era meritevole di tutela da parte dell'ordinamento giuridico.