25 gennaio 2012
25 gennaio 2012

Crisi, Monti: si vede via d'uscita

18:30 - Fondamentale sostegno del Parlamento.

L'Europa comincia a vedere l'uscita dal tunnel delle crisi. La situazione è in evoluzione e, pian piano, i ''tasselli'' di questo complesso mosaico sembrano andare al loro posto. In questo quadro, l'Italia, che non è più una mina per la stabilità dell'eurozona, ma che viene vista come un ''caso significativo'' di politica economica forte per le politiche di risanamento e di riforme avviate, vuole rivestire un ruolo attivo nella definizione della nuova governance europea. Il tutto con il fondamentale supporto del Parlamento. Tornato dalla due giorni a Bruxelles, il premier, Mario Monti, mostra un cauto ottimismo sugli sviluppi della crisi, pur non nascondendo le insidie che questo cammino presenta, riferendo all'Aula del Senato dove era in corso la discussione sulle mozioni sulle politiche europee.
L'aula del Senato ha approvato per alzata di mano la mozione di maggioranza. Sono state approvate anche le mozioni di Emma Bonino, Coesione nazionale, Idv e una parte degli impegni contenuti nel documento della Lega. Il Senato ha approvato, nella mozione unitaria di sostegno alla politica europea del governo, un emendamento della Lega che contiene un richiamo alle radici culturali "e giudaico-cristiane" dell'Europa. A favore della modifica hanno votato, oltre ai senatori del Carroccio, Pdl e Terzo polo.
Il principale rischio, è stato il monito del presidente del Consiglio, è che le misure di risanamento e di riforme strutturali non portino risultati senza azioni adeguate della Ue. ''Il superamento della crisi economica, finanziaria e sociale, che attanaglia l'Europa dipende da riforme strutturali, che sono nelle mani e nella capacità di decisione degli Stati membri. Allo stesso tempo, risanamento e riforme nazionali - avverte - non potranno avere successo, anzi rischiano di fallire, se non sono sostenute in modo conseguente dalle scelte compiute a livello europeo''.
Di qui, argomenta il premier, la necessità, per l'Italia, di giocare ''un ruolo attivo'' per ''una ridefinizione equilibrata e sostenibile dell'assetto di governance dell'area euro, colmandone i difetti messi in luce dalla crisi e perché l'Unione sia ricondotta sul cammino della stabilità e della crescita''. In Europa, il nostro Paese deve presentarsi con la ''dignità che gli spetta'' e deve guardarsi dall'esportare in Europa ''polemiche e contese di casa nostra che giovano alla propagazione di ingiustificati stereotipi''. E "per il governo è fondamentale poter contare sull'indirizzo e sul sostegno dei Gruppi parlamentari e delle forze politiche in un momento in cui si compiono scelte decisive per l'assetto della governance della zona euro e per il futuro stesso dell'Unione europea".
L'impressione che si ricava dai numerosi incontri bilaterali in queste settimane e dai vertici degli ultimi giorni, evidenzia Monti, è quella di ''un quadro in evoluzione in cui i contorni di una possibile via di uscita dalla grave crisi che ha colpito l'Europa cominciano a prendere forma''. Tre, elenca il premier, le componenti di questo mosaico: ''Il perfezionamento dei sistemi di disciplina delle finanze pubbliche, la definizione di una batteria di firewalls, cioè di strumenti di stabilizzazione utili per prevenire ed evitare il contagio finanziario tra Paesi, e il rilancio di politiche per la crescita e l'occupazione''. Un versante, quest'ultimo, dove, però, ''finora si è fatto molto poco''.
Procede, invece, speditamente, riferisce Monti, il negoziato per la definizione del nuovo 'fiscal compact'. ''La riunione dell'altro ieri dell'Eurogruppo allargato agli altri Paesi ha permesso di verificare l'esistenza di un consenso esteso per una rapida conclusione del Trattato'', dice. E ''l'azione del governo italiano in sede negoziale ha seguito e segue orientamenti che, benché allora non fossero oggetto di mozioni di indirizzo da parte del Parlamento italiano si ritrovano molto chiaramente auspicati - sottolinea - nella mozione presentata per questa occasione dai Gruppi parlamentari che sostengono l'esecutivo''.
Tra gli orientamenti seguiti, spiega, il premier, quello di ''evitare vincoli o limiti procedurali più rigidi o ulteriori sanzioni rispetto a quelli esistenti nel Patto di stabilità e di crescita'', e di ''rafforzare il pilastro economico dell'Unione economica e monetaria con più credibili norme sul coordinamento delle politiche economiche e un maggiore accento sulla crescita''. E Monti ricorda anche come sul fronte delle norme per il rientro del debito pubblico il governo si stia muovendo in continuità con quello precedente. ''E' un gravoso vincolo che tutti gli Stati membri hanno accettato all'unanimità, nel corso della primavera-estate del 2011. Non si tratta di un vincolo nuovo che questo governo ha potuto discutere, accettare o non accettare''.
Un punto fermo della posizione italiana, ribadito da Monti, è la necessità di ''dotare il Fondo europeo di salvataggio finanziario e il futuro Fondo europeo di stabilità di risorse adeguate, di un appropriato coordinamento reciproco nel senso dell'addizionalità delle risorse, cioè che le risorse che non saranno utilizzate quando il Fondo di salvataggio finanziario si trasformerà nel Fondo europeo di stabilità vengano portate a costituire parte della dotazione del nuovo Fondo e la governance del Fondo sia umana e non sovraumana nella sua articolazione e quindi possa effettivamente funzionare e non essere circondata da vincoli e cavilli tali da non poter assistere in caso di necessità". E, aggiunge, "noto un'evoluzione positiva presso gli Stati membri''.
Ma c'è anche un altro aspetto più generale sul quale insiste Monti inerente a quello che deve essere ''il fondamento etico'' alla base della costruzione e azione europea. "E' molto importante - dice - la discussione di riconoscimenti espliciti di quali sono le radici culturali e religiose della costruzione europea", ma più importante è ''vedere che in grande misura l'Unione europea incarna valori etici che molto più spesso sono stati assenti nelle politiche degli Stati nazionali e, voglio dire da cittadino italiano, anche e a volte soprattutto nel nostro Paese".

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