19 aprile 2011
19 aprile 2011

Errore in dichiarazione: addebito al professionista

9:45 - Cassazione, sentenza n. 8860 del 18 aprile 2011

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 18 aprile 2011 n. 8860, ha stabilito che il commercialista risponde dei consigli che dà ai propri clienti. Dunque, il professionista deve fare attenzione quando dispensa suggerimenti e scorciatoie per ridurre l'imponibile fiscale. Soprattutto se poi a compilare la denuncia dei redditi è lui in persona. Il rischio, infatti, è che venga chiamato a risarcire il cliente nel caso in cui il Fisco accerti che era dovuta una somma più alta.
La vicenda. Il caso è quello di un ragioniere commercialista che per conseguire un risparmio fiscale aveva consigliato a degli eredi di una unica società di costituire due distinte imprese familiari. Secondo la Corte di Appello di Brescia, tesi sposata poi dalla Cassazione, al professionista «non poteva sfuggire che il reddito prodotto dalla società non poteva che essere quantificato come reddito di partecipazione» e dunque come tale andava «esposto per intero pro quota nella dichiarazione di ciascuno dei due soci senza possibilità di ulteriormente suddividerlo tra i partecipanti alle due imprese familiari». L'escamotage di divederlo a metà per abbassare i guadagni è dunque chiaramente contro le regole. Infatti, l'impresa familiare si realizza «a mezzo della collaborazione prestata dai familiari all'attività svolta dall'imprenditore nell'impresa stessa, di cui questi risulta però titolare in via esclusiva».

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