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I commenti e le valutazioni che hanno seguito le decisioni del Consiglio europeo sulla riforma della governance economica sono stati per lo più positivi. E in effetti su gran parte delle decisioni non si può che concordare: infatti è giusto che i Paesi con disavanzi nei bilanci pubblici riportino in equilibrio i loro conti strutturali; è giusto che i Paesi più indebitati seguano un sentiero di costante riduzione del debito pubblico; è giusto che i sistemi previdenziali vengano riportati in equilibrio di lungo periodo; è giusto che i mercati del lavoro e dei prodotti diventino maggiormente flessibili; è opportuno che venga stabilito il coordinamento ex-ante delle politiche economiche e che si acceleri la creazione di un vero mercato interno, eccetera. Tuttavia, contrariamente a quanto è stato fatto credere, il miglioramento della governance europea ha poco o nulla a che vedere con le attuali difficoltà della moneta unica e con le crisi dei debiti sovrani. Se anche queste misure fossero state introdotte a tempo debito difficilmente la grande crisi finanziaria del 2007-10 avrebbe lasciato l'Europa e la moneta unica indenni da gravi conseguenze. E in ogni caso il nuovo patto non serve a risolvere i problemi attuali, al contrario può rischiare di aggravarli.