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Il nuovo principio contabile in pectore non aggiunge né toglie voci di bilancio a cui applicare la valutazione a “valore equo”. E tuttavia, l’Ifrs 13 una certa svolta la apporta: cambia la definizione e, quindi, il significato dato al fair value. Non più un ammontare “neutrale”, per ricavare il quale ci si doveva porre né dal lato del venditore, né da quello dell’acquirente. Il fair value è ora definito come il prezzo che, alla data di rilevazione (altra puntualizzazione), ordinariamente sarebbe incassato dalla vendita di un’attività oppure dovrebbe essere pagato per trasferire una passività. E’, nella sostanza, un exit price. Viene, così, a risolversi un problema di “incoerenza rappresentativa”, fra i bilanci di quanti misuravano il valore equo da venditore e chi, invece, si poneva come acquirente. Falla non da poco, pur nella consapevolezza che poi, approccio a parte, i risultati numerici a cui si arrivava erano spessissimo analoghi.