4 luglio 2012
4 luglio 2012

L.elettorale: rumore ancora per nulla

17:40 - Tedesco piu' probabile

Le varie ipotesi circolate in questi giorni sui tipi di modifica della legge elettorale (il deprecato Porcellum) non avrebbero riscontri concreti se non quei ''rumores'' che gia' gli antichi romani facevano circolare nel Senato, e dintorni, un po' per confondere le acque e un po' per saggiare le reazioni politiche.
E' il caso delle ultime voci (i latini 'rumores', appunto) che hanno accreditato un possibile trasferimento a livello nazionale del modello provinciale, da cui la definizione di 'provincellum'.
In realta' di fatti concreti non si trovano tracce se non le opinioni di alcuni di quegli sherpa che da mesi si occupano del problema di una riforma della legge elettorale sondando ipotesi e modelli. Sembra che l'origine dell'ultimo 'rumor' sia stato causato da uno scambio triangolare di opinioni tra Maurizio Migliavacca (Pd), Denis Verdini (Pdl) e Ferdinando Adornato (Udc) e poi riferito al segretario Udc Lorenzo Cesa che a sua volta ne avrebbe parlato con altri colleghi parlamentari chiedendo i loro pareri. Di qui sarebbe poi partita una diffusione piu' ampia arrivata anche alla stampa.
Ma qual e' la situazione reale? Il modello base di riferimento e' ancora il sistema tedesco. Vale dunque la pena di capire come si sia arrivati a questo riferimento. Ad oggi sono stati individuati tre punti di condivisione: il primo e' quello di svincolarsi dalla costrizione delle coalizioni coatte imposte dal porcellum, che rendono i partiti maggiori ricattati da quelli piccoli che vendono il loro contributo a peso d'oro. Il secondo punto e' la convinzione di dover mettere fine ai candidati che non sono eletti ma nominati.
Terzo punto e' il premio di maggioranza eccessivo che produce maggioranze parlamentari schiaccianti anche con una percentuale bassa di voti, potenzialmente piu' bassa anche della famigerata legge Acerbo del periodo fascista che almeno prevedeva una soglia del 27 per cento.
Una volta messe a fuoco queste considerazioni condivise, si e' passati a verificare gli obiettivi che si vogliono realizzare con una riforma. Di conseguenza alla premessa, si e' convenuto che il nuovo sistema elettorale debba essere centrato sui partiti piu' che sulle coalizioni; che i parlamentari debbano essere scelti dagli elettori; che il nuovo sistema garantisca la governabilita'.
Alla luce di queste caratteristice il sistema che e' stato ritenuto piu' adatto e funzionale e' quello tedesco che si articola in un 50% di collegi uninominali ma che col restante 50% premia i partiti in modo proporzionale. Altro aspetto (politicamente) preso in considerazione e' che il sistema tedesco non bipolarizza in modo drastico ma favorisce un assetto plurale dei partiti, anche se raccolti intorno a due poli maggiori.
Fino a qui si puo' parlare di condivisione, messa pero' in discussione in alcuni dettagli che a ben vedere celano questioni politicamente pesanti: quale soglia prevedere? L'originale tedesco la fissa al 5%, i nostri sherpa sono orientati a ripetere lo stesso sbarramento, ma c'e' chi vorrebbe scendere di un gradino al 4%. C'e' poi la questione del premio di maggioranza che nel nuovo sistema dovrebbe essere un aiuto alla governabilita' prevedendolo tra il 10 e il 15 per cento. Il partito o la coalizione vincente per godere del premio dovrebbe arrivare al 35-40% dei voti.
Altro problema e' poi quello dei collegi che se si intendono modificare profondamente comporterebbero un lavoro molto lungo, a partire dagli ultimi dati della popolazione messa a fuoco dall'ultimo censimento.
La proposta in campo e' quella che prospetta una soluzione facilmente praticabile con l'adozione dei collegi previsti per il Senato dal vecchio Mattarellum (in questo caso tra Camera e Senato ci sarebbe solo da adeguare le dimensioni dei collegi che per il Senato dovrebbero essere doppie rispetto alla Camera, visto che i senatori sono la meta' rispetto ai deputati).
Per quanto riguarda la soglia di sbarramento, la discussione si e' fermata sul punto se debba rimanere sempre tale, cioe' sia per le coalizioni sia per i singoli partiti.
Per i secondi, specie quelli piccoli, potrebbe accadere che contribuiscano a far superare lo sbarramento alla loro coalizione ma non riuscire a superarla da soli e venendo quindi esclusi dall'attribuzione dei seggi.
I lavori dovranno riprendere da qua. In sostanza sul modello tedesco e come modificarlo per adattarlo al quadro politico italiano. Il risultato secondo gli esperti sarebbe comunque un Parlamento 'abitato' da cinque partiti, due maggiori e tre minori, proprio come avviene nel Bundestag tedesco. Sui tempi la convinzione e' che non si fara' nulla prima di settembre. E quando sara' il momento l'iter sara' molto veloce per mettere al riparo l'accordo da azioni di disturbo e sorprese.

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