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Prevalenza femminile tra il personale ma uomini piu' favoriti nella progressione di carriera, specie dirigenziale, differenziale retributivo a sfavore delle donne che vengono penalizzate anche da un maggior ricorso al lavoro flessibile, moderata attuazione delle azioni positive sulla parita' di genere. Anche per il 2010 non risulta sostanzialmente modificato rispetto al passato il quadro che emerge dal Rapporto dei Dipartimenti per la Funzione Pubblica e per le Pari Opportunita' sull'attuazione della direttiva sulla parita' tra donne e uomini nelle amministrazioni pubbliche. Tra le 323 amministrazioni che hanno risposto al formulario sono presenti due Enti di previdenza, l'INPDAP e l'INAIL, mentre l'INPS e l'IPSEMA, che e' stato inglobato nell'INPS, non hanno risposto. Il personale totale delle amministrazioni e' di 382.780 unita' (52,30% donne e 47,70% uomini) con un'eta' che tende progressivamente all'innalzamento: il 41% ha piu' di 50 anni. Le forme di lavoro flessibile sono poco utilizzate: del part time in misura superiore al 50% usufruisce meno del 5% del personale e la maggioranza sono donne; in particolare, negli Enti di previdenza e' utilizzato dall' 87% delle donne contro il 13% degli uomini. Scarso anche il ricorso al telelavoro, che raggiunge le punte piu' alte in INAIL con 137 persone di cui 117 donne, ISTAT e Agenzia delle Entrate. Nelle organizzazioni pubbliche la maggior presenza femminile (60,7%) si riscontra negli Enti di previdenza, seguiti dalle amministrazioni centrali e dalle universita'. Nonostante siano meno numerosi, gli uomini prevalgono in tutte le posizioni, ad eccezione di quelle della terza area (ex fascia c). I dirigenti in totale sono 8.129 (2,12% del personale complessivo, di cui lo 0,82% donne); lo squilibrio di genere e' particolarmente evidente sia nella dirigenza di prima fascia dove gli uomini occupano il 79% delle posizioni sia nella dirigenza di seconda fascia che va agli uomini nel 59% dei casi. La situazione non cambia negli Enti di previdenza dove le donne dirigenti di seconda fascia sono il 37,60% e il 2,18 in prima fascia. I dati confermano che le donne guadagnano meno degli uomini, specie nelle retribuzioni massime; fanno eccezione l'INPDAP, in cui non vi sono differenze retributive di genere e l'INAIL dove le donne con incarichi di direzione generale guadagnano in media il 5,6% in piu'. E veniamo alle azioni positive raccomandate dalla direttiva: tra le 266 azioni per la realizzazione della parita' spiccano quelle dei due Enti previdenziali che ne hanno avviate 11 ognuno, seguite dalle Universita' con 8 per ciascuna. Il rapporto segnala in particolare il corso dell'INPDAP , unica amministrazione a fare un corso di formazione sui temi della parita' destinato ai dirigenti e il ciclo di seminari formativi sulla violenza di genere realizzato con la collaborazione anche dell'INAIL. Due enti su tre hanno costituito il CPO (Comitato per le Pari opportunita') che si e' occupato in prevalenza di asili nido e di argomenti relativi alla conciliazione famiglia - lavoro, e che nella quasi totalita' dei casi e' presieduto da una donna. In questo campo, segnalata l'iniziativa dell'INPDAP di istituire la figura di referente del CPO sul territorio. E infine, il bilancio di genere: nel 2010 l'hanno redatto solo tre amministrazioni: INPDAP, Cnr e Universita' di Salerno.