16 maggio 2011
16 maggio 2011

Lavoro: donne e migranti i più discriminati

19:21 - Le lavoratrici guadagnano tra il 10-30% in meno dei loro colleghi uomini

Con l'avanzare della crisi economica e sociale globale continuano ad aumentare le discriminazioni sul lavoro, le principali vittime: donne e migranti. Questo lo scenario descritto dal terzo Rapporto sulla discriminazione, diffuso dall'ILO. Come dichiarato dal Direttore Generale dell’International Labour Organization, Juan Somavia «periodi di difficoltà economica costituiscono un terreno fertile per la discriminazione nel lavoro e, più in generale, per le società stesse». Nel rapporto 'Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua' l'ILO evidenzia come la crisi economica e finanziaria mondiale «si è tradotta, come previsto, in una grave crisi dell'occupazione». La «crisi sociale globale», nonostante «i passi in avanti della legislazione», ha portato «ad un aumento dei rischi di discriminazione contro determinate categorie di persone» tra cui le donne e i lavoratori migranti. Le donne guadagnano il 10-30% in meno degli uomini, secondo quanto riferisce il Rapporto e continuano a subire differenze di trattamento in termini di tipologia di impiego a cui possono accedere, remunerazione, condizioni di lavoro e opportunità di accesso a posizioni di responsabilità: in media guadagnano il 70-90% di quanto guadagnano gli uomini. «Nonostante i progressi raggiunti in termini di istruzione - sottolinea l'ILO - il divario salariale esiste ancora e le donne continuano ad essere maggiormente impiegate in lavori mal retribuiti». «Se da un lato - si legge nel rapporto - sono state introdotte progressivamente misure sulla flessibilità degli orari di lavoro come esempio di politiche a favore delle famiglie, dall'altro lato la discriminazione legata alla gravidanza e alla maternità rimane ancora un problema diffuso». Inoltre, dati recenti mostrano, che 829 milioni di donne nel mondo vivono in povertà, mentre la cifra equivalente per gli uomini è di 522 milioni. Anche i lavoratori migranti «sono spesso discriminati nell'accesso all'impiego e nel lavoro e in molti paesi sono esclusi dai sistemi di protezione sociale». Così come «le discriminazioni per motivi di lavoro continuano ad esistere per larga parte dei 650 milioni di persone con disabilità, come è dimostrato dal basso tasso di occupazione di questa categoria».

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