Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
"Spero che si riesca a non ridurre il messaggio che mandiamo sulla riforma del mercato del lavoro solo all'art.18". Lo dice il presidente del Consiglio Mario Monti alle parti sociali. Nel dire che "servono buone soluzioni strutturali per il mercato del lavoro'', il capo del governo auspica che "il maggior spazio che stiamo creando per le forze produttive del Paese ci aiuti a far sì che quello che verrà fuori dal vostro tavolo serva a migliorare la situazione delle imprese e dei lavoratori e a migliorare la situazione della Ue".
Il governo, ha poi spiegato Monti, non intende procedere per decreto sulla riforma del mercato del lavoro. Ma i tempi del confronto, ha assicurato, non possono essere lunghi. Al termine del suo intervento, il presidente del Consiglio ha lasciato palazzo Chigi diretto a Bruxelles, dove oggi parteciperà alla riunione dell'Eurogruppo.
Al tavolo presente il ministro del Lavoro Elsa Fornero: "C'è da fare una riforma ma bisogna considerare che, nel breve periodo, non abbiamo risorse da spendere su questo importantissimo capitolo''. Una riforma "ambiziosa, ma non c'è alcuna pretesa di farla senza un largo consenso".
"E' dovere di questo governo portare tutti a discutere non per la conservazione dell'esistente ma per il futuro, per la crescita, per l'Europa", dice Fornero, che aggiunge rivolta alle parti sociali: "il modo in cui declineremo queste linee di tendenza dipenderà da voi".
La riforma del lavoro, prosegue quindi il ministro, sarà oggetto "di una legge ad hoc". Il confronto si svilupperà su 5 linee guida: tipologie contrattuali, formazione apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro. Per la Fornero "occore un contratto che evolva con l'età dei lavoratori piuttosto che contratti nazionali specifici che evolvono per tutte le età".
Quello cui pensa il governo è un modello di contratto che si "iscrive attorno alla vita del lavoratore" e che sembra richiamare il modello "Modigliani". Il tutto per favorire la formazione e la partecipazione al mercato del lavoro "ad ogni età".
Il reddito minimo, si legge nel documento del ministro, "richiede risorse ora non individuabili". Per questo e per "ragioni di bilancio potrebbe essere già individuato in questa riforma ma, per le stesse ragioni, l'applicazione normativa potrebbe essere dilazionata".
Sul capitolo ammortizzatori sociali, la Fornero spiega che "saranno finanziati da contributi come avviene nel sistema assicurativo mentre la fiscalità generale servirà per l'assistenza". Una riforma degli ammortizzatori sociali che poggerà su due pilastri: uno connesso con la riduzione temporanea dell'attività di lavoro e l'altro che sostenga i redditi di chi abbia perso il posto di lavoro.
Prima replica al tavolo, quella di Raffaele Bonanni, leader della Cisl: ''Siamo disponibili a discutere della revisione degli strumenti ma senza rompere la necessaria coesione sociale''. ''Occorre procedere con molta cautela, dobbiamo rassicurare il mercato del lavoro cercando soluzioni che non dividano ma uniscano".
Si può lavorare su alcuni temi centrati del mercato del lavoro ''ma senza forzature e fughe in avanti'', ha quindi detto Bonanni. ''Sulle tipologie contrattuali possiamo lavorare insieme, sugli strumenti che hanno trovato già il favore di tutti come l'apprendistato per i giovani, migliorando questi strumenti''.
''Sappiamo tutti - sottolinea il sidsacalista - che c'è un uso improrio di alcuni istituti, come le partite iva. Per questo la strada è quella di alzare la contribuzione per evitare questo dumping nel mercato del lavoro''. Sulla riforma degli ammortizzatori sociali, il sostegno al reddito, osserva Bonanni, ''va legato alla formazione per consentire ai lavoratori di riqualificarsi''.
Dal mondo politico, Antonio Di Pietro parlando con i giornalisti a Montecitorio è netto: "Monti capisca che non fa più il professore universitario ma il presidente del Consiglio di un Paese democratico e quindi - dice il leader dell'Idv - deve tenere conto dei diritti di tutti. L'art.18 non è una fisima di lavoratori o sindacati, ma una garanzia di legge a cui tutti dovrebbero aspirare, non un punto di esclusione, che crea tensione sociale".