Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
"Non posso più passare l'assegno a mamma": queste le parole dette venerdì scorso a uno dei figli da Giovanni Caccavale, il portiere che è stato trovato morto impiccato nella sua abitazione a Napoli. L'uomo, che avrebbe compiuto 57 anni il prossimo mese di luglio, si sarebbe ucciso sabato scorso, ma soltanto questa mattina i suoi vicini di casa hanno allertato i vigili del fuoco preoccupati per la sua assenza. Secondo quanto raccontato dalle persone che lo conoscevano, la vittima era una persona molto schiva e spesso sola, ma non in disastrose condizioni economiche.
Certamente la lettera di licenziamento e il fatto che, il prossimo ottobre, avrebbe dovuto lasciare l'abitazione nella quale viveva, gli hanno provocato un violento scossone. Sembra, inoltre, che non solo la separazione dalla moglie e dai due figli che vivono al Nord Italia, ma anche la morte della madre avvenuta qualche mese fa, avrebbero ulteriormente aggravato la sua condizione psicologica.
Ad allarmarlo ulteriormente, forse, la visita di alcuni funzionari dell'agenzia immobiliare proprietaria del terraneo nel quale viveva. Società fallita e per la quale era stato nominato un curatore fallimentare che aveva disposto il pignoramento del basso, così come per altri locali nella stessa zona della Ferrovia. La vittima, che sembra vivesse in solitudine senza amicizie, non ha lasciato biglietti che potessero fornire ulteriori spiegazioni sul suo gesto disperato. La polizia scientifica sta ancora effettuando i rilievi nell'appartamento di corso Garibaldi 196, mentre il magistrato ha disposto l'esame autoptico sulla salma soprattutto per stabilire l'ora del decesso. Intanto, gli agenti hanno rintracciato non solo i figli e l'ex moglie del portiere, ma anche un fratello che vive nel quartiere napoletano Poggioreale.