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Per il secondo giorno consecutivo, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto al Paese di reagire rimettendosi in discussione di fronte alle sfide imposte dalla crisi economica, ma senza lasciarsi andare a reazioni irrazionali. Se ieri aveva esortato a non "lasciarsi atterrire" dai dati dell'economia, oggi ha invitato a evitare "psicosi, abbagli e timori". Pur nella consapevolezza che occorre "rivedere molte cose, molti comportamenti e scelte del passato".
Secondo giorno di visita in Romania, paese che ha sentito per primo gli effetti perversi della crisi internazionale cui ha risposto con una cura da cavallo da far impallidire la manovra italiana di questi giorni (aveva perso il 7 per cento del Pil, ha alzato di cinque punti l'Iva e ridotto del 25 per cento gli stipendi dei dipendenti pubblici). Napolitano incontra gli imprenditori italiani che qui operano da una ventina d'anni, non senza soddisfazioni di bilancio aziendale.
Il Presidente li elogia e li rassicura sulla volonta' del governo romeno rispettarne la liberta' d'iniziativa. Poi, sul finire del discorso, aggiunge: "Non posso evitare di dire una parola sull'Italia". "E' inutile nascondercelo, stiamo affrontando prove complesse - ammette - ma io mi chiedo cosa sia cambiato rispetto al Due Giugno scorso". Vale a dire rispetto al giorno in cui "si sentiva che il Paese reagiva all'unisuono, con una volonta' unitaria". Giorni in cui il Colle poteva constatare con soddisfazione che la societa' aveva risposto con entusiasmo a tutti i livelli, anche nelle realta' locali dove meno ci si sarebbe aspettato.