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"La riforma del lavoro non spalancherà le porte a licenziamenti facili". Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è intervenuto nel dibattito sul lavoro per difendere la riforma del governo, una "riforma da fare" e su cui "discuterà il Parlamento" per arrivare a un "risultato valido".
Il documento di policy presentato dal ministro Fornero approda oggi al Consiglio dei ministri. "Il governo non torna indietro sull'articolo 18, questo deve essere chiaro", ha detto il ministro del Welfare.
Il fronte sindacale, tuttavia, sta ritrovando compattezza nel giudizio negativo sulle modifiche prospettate dal governo sulle norme di licenziamento. La leader Cgil, Susanna Camusso, ha annunciato "una grande battaglia per radicali proposte di modifica ai provvedimenti del governo da presentare all'insieme del Parlamento". Con la riforma del mercato del lavoro delineata dal governo, ha proseguito la leader del sindacato, che ha proclamato 16 ore di sciopero, "si è demolito l'effetto di deterrenza dell'art. 18 aprendo all'unilateralità del potere aziendale nella vita concreta nei luoghi di lavoro".
Sulla decisione della Cgil di una mobilitazione contro la riforma, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha suggerito di "stare attenti a quello che si dice, il clima è infuocato". "L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti discriminatori e sugli abusi resta in piedi - ha spiegato Bonanni - Invece sui licenziamenti economici la riforma potrà essere migliorata in Parlamento, non siamo soddisfatti fino in fondo".
Dal canto suo, la Ugl di Giovanni Centrella ha chiesto al governo che, "per i licenziamenti per motivi economici, sia previsto anche il reintegro e non solo l'indennizzo, e che sia previsto inoltre un tentativo di conciliazione obbligatorio prima di arrivare al licenziamento. Altrimenti saremmo costretti a cambiare posizione".