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La Cassazione, con l’ordinanza n. 18715/2025, ha stabilito che una dichiarazione presentata oltre 90 giorni dalla scadenza – quindi considerata formalmente omessa – può comunque valere come richiesta di rimborso di un credito fiscale. Secondo l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate, la sola indicazione del credito in una dichiarazione omessa non sarebbe sufficiente e servirebbe una specifica istanza di rimborso. La Corte ha però adottato un’interpretazione più sostanziale: se il contribuente manifesta chiaramente la volontà di ottenere il rimborso, ad esempio tramite l’opzione nel quadro dedicato, la richiesta è valida anche se la dichiarazione è ultratardiva. In questo modo si distingue tra effetti formali della dichiarazione omessa e diritti sostanziali del contribuente. La decisione evita che un errore formale comporti la perdita del diritto al rimborso e conferma che il principio vale anche per l’IVA