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L’articolo analizza le conseguenze della cancellazione d’ufficio delle società dal Registro delle imprese, fenomeno sempre più frequente soprattutto per le società in liquidazione inattive. La cancellazione comporta l’estinzione del soggetto giuridico, ma lascia aperte numerose questioni civilistiche e fiscali, in particolare sugli adempimenti dichiarativi e sulla gestione dei beni residui. Vengono richiamate le principali norme che disciplinano la cancellazione automatica e gli effetti sui soci, chiamati a rispondere entro i limiti delle somme ricevute. L’autore evidenzia le criticità derivanti dalla possibile esistenza di componenti reddituali successivi all’estinzione, che rischiano di sfuggire a tassazione oppure di non essere deducibili. Si ipotizza quindi la necessità di una dichiarazione finale “postuma” per chiudere correttamente la liquidazione. Il contributo mette inoltre in luce le incertezze interpretative derivanti dal mancato coordinamento tra disciplina civilistica e fiscale.