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Con la risposta a interpello n. 143/2026, l’Agenzia delle Entrate ha escluso l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni per un patto di famiglia che attribuiva al figlio la nuda proprietà del 95% delle quote e dei relativi diritti di voto. Sebbene il beneficiario disponesse formalmente della maggioranza, il donante conservava l’usufrutto vitalizio, il diritto di essere nominato amministratore e presidente, poteri decisionali sulle società partecipate e un diritto di gradimento sul trasferimento delle quote. Inoltre, tali prerogative potevano essere modificate soltanto con il 96% dei voti. Secondo l’Amministrazione, l’articolo 3, comma 4-ter, del TUSD richiede che il discendente acquisisca un controllo di diritto effettivo, idoneo a determinare l’esito complessivo delle deliberazioni assembleari ordinarie. Le clausole statutarie limitavano invece sostanzialmente l’autonomia del figlio, impedendo il reale passaggio del controllo. L’operazione resta quindi soggetta all’imposta di donazione ordinaria, mentre il quesito sulla possibile decadenza derivante da successive cessioni di partecipazioni è rimasto assorbito.