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Riforme e finanziamenti sono ufficialmente in bilico con le dimissioni definitive di Draghi. I disegni non approvati, infatti, decadono a fine legislatura, costringendo il nuovo governo, che sarà operativo non prima di metà novembre a rifare tutto da capo. Irraggiungibile, dunque, la possibilità di centrare tutti gli obiettivi del Pnrr entro fine anno, rischiando di perdere non solo i 46 miliardi previsti entro fine anno, ma tutti i 191,6 del Piano. Mentre Bruxelles ha già fatto sapere che sarà intransigente sulle riforme della concorrenza e della giustizia, saranno possibili deroghe legate al periodo elettorale, ma l’Italia già gode di scarsa credibilità.