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Ancora in stallo i lavori per rivedere i criteri di accesso ad Opzione donna: con la legge di Bilancio, infatti da quest’anno occorrerà aver compiuto 60 anni, 59 con un figlio e 58 con due, ma si dovrà far parte di categorie di lavoratrici svantaggiate, come caregiver, invalide oltre il 74%, licenziate o dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di crisi. Una soluzione che, rispetto al precedente requisito, riduce di molto la platea delle potenziali beneficiarie, che scende ad appena 2900 unità e per questo subito contestata dai sindacati. L’ipotesi più accreditata è di ripristinare la possibilità di lasciare il lavoro a 58/59 anni, togliendo la variabile dei figli ma mantenendo tutte le altre restrizioni e il ricalcolo contributivo degli assegni. Una misura che comunque richiederebbe almeno 180 milioni di euro solo per quest’anno, coperture ancora non individuate.