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Il Governo è al lavoro per portare in Consiglio dei ministri le nuove norme che regoleranno Mia, Misura di inclusione attiva, in sostituzione al Reddito di cittadinanza. Già con la Legge di bilancio 2023 a Palazzo Chigi era infatti stato deciso di ridurre, per quest’anno, il numero di mensilità erogabili ai percettori del sussidio occupabili, che sono scese a sette. La direzione, come ribadito dalla stessa premier Meloni e dal ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, è quella di ridurre l’intervento d’azione del sussidio, facendo crescere l’occupazione abolendo il reddito per chi è in grado di lavorare. La stretta al sussidio, che vedrà l’applicazione dei nuovi parametri probabilmente da settembre, si rafforzerà per rendere più efficace l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Per i nuclei al cui interno vi siano invece persone affette da disabilità, minorenni, o persone con almeno 60 anni, dunque per i nuclei famigliari considerati fragili, la nuova versione del reddito non sarà applicata, puntando dunque a fungere da vero e proprio sussidio per chi è in difficoltà, ma non per tutta quella fetta di popolazione occupabile, che non dovrebbe poter percepire il reddito per più di un anno e non potrà rinnovare la richiesta. Scende anche il tetto Isee a 7200 euro per avere diritto al sussidio, con un taglio di oltre 2 mila euro che restringerebbe la platea ulteriormente. Coinvolti nella riforma anche i minorenni, abbassando ai 16 anni l’obbligo di partecipazione attiva, formazione e lavoro se non impegnati in un percorso di studi. Ad aumentare, invece, la platea dei beneficiari, un’adeguazione per non incorrere in rilievi costituzionali, facendo scendere da 10 a 5 anni il requisito della residenza in Italia. Una revisione del Reddito di cittadinanza che starebbe già mostrando i suoi frutti, come evidenziano i dati diffusi dall’Inps relativi a dicembre 2022, che ha visto diminuire di 100mila unità nuclei i beneficiari rispetto all’anno precedente.