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Il 18 aprile scorso il Parlamento Ue ha dato il via libera a tre pilastri della Direttiva Fit for 55, compresa la riforma dell’Emissions trading system, il sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas effetto serra. Fissando un prezzo da pagare per le emissioni, in sostanza, la normativa punta a innescarne una riduzione, incentivando le industrie a investire in tecnologie rispettose del clima. La riforma prevede una graduale eliminazione delle quote garantite per le imprese dal 2026 al 2034. Dal 2027, però, il nuovo sistema impatterà anche su edifici e famiglie per i carburanti utilizzati per il trasporto su strada e per gli edifici. L’utilizzo di combustibili fossili, insomma, costerà di più e questo avrà un impatto anche sulle bollette del riscaldamento laddove non si intraprenda un concreto processo di trasformazione delle risorse, allontanandosi dall’utilizzo di questo tipo di combustibili. Il testo ad ogni modo prevede misure di salvaguardia che evitino picchi di prezzo, specialmente in riferimento a un freno di emergenza da attivare se i prezzi del gas naturale dovessero superare i 106 euro al megawattora sull’hub TTF di riferimento, che porterebbe allo slittamento fino al 2028 dell’avvio del regime. Parallelamente, proprio per attenuare il contraccolpo sulle finanze delle famiglie, i negoziatori Ue hanno concordato finanziamenti per 86,7 miliardi dal Fondo sociale per il clima da mettere a disposizione dei Governi dal 2026.