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Se da Confindustria la richiesta era quella di intervenire sul cuneo con un 16 miliardi per aumentare gli stipendi dei lavoratori e i sindacati puntavano ad aumenti in busta paga tra i 150 e i 200 euro per i redditi fino a 35mila euro, dal dicastero sotto la guida del ministro Urso le aspettative sono state però ridimensionate. Interventi così sostanziosi sarebbero infatti fuori dalla portata del Governo, che puta invece a una riduzione di almeno 5 punti del cuneo fiscale, da raggiungere in modo graduale entro la legislatura. Il taglio interesserà tutti i lavoratori dipendenti, esclusi i lavoratori domestici, con una retribuzione che non superi i 35mila euro lordi l’anno, con uno sconto del 2% da gennaio a dicembre, compresa la tredicesima. Quest’anno il cuneo ha già visto una riduzione di un paio punti percentuali, con l’assegno unico familiare e il taglio Irpef decisa dal governo Draghi per i redditi fino a 35mila euro. Un ulteriore aumento, da luglio a dicembre ha visto crescere fino a 25 euro al mese in più gli stipendi. Il taglio di due punti, in scadenza appunto a dicembre, andrà poi rifinanziato dal nuovo governo per il 2023 con un costo per le casse dello Stato tra i 3,5 e i 4 miliardi, riducendo il cuneo per due terzi a favore dei lavoratori e per un terzo a favore delle imprese.