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È stata pari a 37,7 miliardi di euro la perdita generata lo scorso anno dal mismatch in Italia, pari al 3,1-5 di quanto prodotto complessivamente dalle filiere di industria e servizi. La difficoltà nel reperire personale ha riguardato infatti il 40% delle assunzioni: un trend comune a tutti i Paesi europei e destinato ad aumentare nei prossimi anni. Ad accrescere il rischio concorrono infatti la transizione digitale ed ecologica, insieme all’andamento demografico, che comporterà un aumento dei flussi pensionistici e una riduzione di persone in età lavorativa per l’invecchiamento della popolazione. Tra il 2023 e il 2027 l’intero mercato del lavoro italiano necessiterà di circa 3,8 milioni di lavoratori, il 72% dei quali dovranno sostituire occupati in uscita dal mercato del lavoro, per 2,7 milioni di unità totali. Il restante 28% della domanda sarà invece determinato dall’espansione economica, che si tradurrà in una crescita dello stock occupazionale di oltre un milione di lavoratori. Le filiere per cui si stima un costo maggiore, a causa proprio dell’inserimento ritardato dei lavoratori ricercati, sono quelle dei servizi operativi, commercio e turismo, costruzioni e infrastrutture, settori con un elevato turnover occupazionale, legato spesso a fattori stagionali.