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Nel Documento di economia e finanza, in questi giorni esame alle Camere, è stato prospettato uno schema di previsione del rapporto tra debito e Pil nei prossimi decenni. La linea risulta in discesa fino al 2026, quando il debito pubblico dovrebbe attestarsi al 140,4% del Pil, dal 142,1% previsto per quest’anno. Tuttavia, torna poi a risalire arrivando fino al 180% intorno al 20255, per lentamente ridiscendere fino al 165% nel 2070. A spingere il debito pubblico a picchi così alti, il primo motore sarebbe rappresentato dalle spese legate all’invecchiamento della popolazione: pensioni, sanità e assistenza. L’Italia combatte ormai da decenni contro un’impennata dei costi previdenziali, sempre più difficili da contenere soprattutto in vista di un invecchiamento della popolazione in escalation, in contrasto con una decisa flessione dei redditi giovanili, che dovranno, con risorse ristrette rispetto agli anni precedenti, sostenere pensioni e welfare, incrociandosi allo stesso tempo con una speranza di vita in aumento: fattori che porteranno la spesa correlata all’età dal 27,2% del Pil del 2025 al 28,7% del 2040.