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Circa il 60% della liquidità raccolta dalle imprese con i prestiti garantiti durante la pandemia e per il caro energia è ferma sui conti bancari o in forme di deposito. Quella liquidità costituirebbe ancora oggi un polmone finanziario a costi contenuti al quale le imprese possono attingere restando al riparo dal progressivo aumento dei tassi di interesse. Se i prestiti garantiti attraverso il fondo Pmi o dalla Sace hanno così superato i 250 miliardi, la quota finita sui conti sarebbe pari a circa 150 miliardi.
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