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È stata pubblicata lo scorso 7 dicembre, dopo un iter iniziato nel 2013, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, la direttiva Women on Boards. L’iniziativa legislativa mira a imporre a tutti gli Stati membri l’introduzione di una serie di criteri di selezione trasparente, per giungere, entro la fine di giugno 2026, all’obiettivo di attribuire alle donne il 40% dei posti di amministratore senza incarichi esecutivi e il 33% di tutti i posti di amministratore in società quotate. Un tema sul quale l’Italia si è attivata, dapprima nel 2011, con una norma che prevedeva che gli statuti delle società quotate riservassero dei posti a consigliere di amministrazione, per poi innalzare la quota al 40% nel 2019. Secondo i dati del Parlamento europeo, infatti, la quota femminile di circa l’11% nei consigli di amministrazione di grandi società italiane registrata nel2011, è arrivata a una quota rosa del 39,6% nel 2022, portando al raggiungimento pressoché completo dell’obiettivo fissato al 2026 dalla recente direttiva europea.