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La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28 maggio 2026 affronta il tema della confisca per equivalente nei reati tributari e dei limiti della responsabilità solidale. La Corte ha esaminato tre casi riguardanti soggetti coinvolti in frodi fiscali e altre condotte illecite, ai quali era stata applicata una confisca commisurata all’intero profitto del reato, indipendentemente dal vantaggio effettivamente conseguito da ciascuno. Secondo i giudici di Strasburgo, la misura non può tradursi in una sanzione automatica che colpisca il patrimonio del singolo per somme superiori al beneficio realmente ottenuto. Pur riconoscendo agli Stati ampi poteri nel contrasto all’evasione fiscale, la Corte ha sottolineato la necessità di rispettare i principi di prevedibilità, proporzionalità e collegamento individuale tra condotta e profitto. La decisione rafforza la tutela del diritto di proprietà e conferma che la confisca per equivalente, quando assume natura punitiva, deve rispettare le garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.