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Dai dati raccolti dall’Osservatorio del Politecnico di Milano in materia di smart-working, emerge una polarizzazione, per quanto riguarda il ricorso proprio al lavoro agile, tra grandi e micro e piccole imprese, con la ricerca di nuovi equilibri e modalità. Se per il 91% delle grandi imprese con iniziative di smart-working, il 64% ha organizzato modelli completi che agiscono su flessibilità di luogo, orari, spazi e obiettivi, tra le piccole e medie imprese vi fa ricorso solo il 48%, di cui la metà con proposte strutturate. Nella Pubblica Amministrazione, invece, il 67% ha avviato iniziative di lavoro da remoto, ma solo il 21% complete. Si è verificata, infatti, nell’ultimo anno, una riduzione del numero di smart worker che si attesta poco sopra ai 3 milioni, dopo i 6 milioni e 580 mila registrati nel picco pandemico dello scorso autunno. Con la crescita nelle grandi imprese e nella Pa, gli smart worker quest’anno arriveranno a 3 milioni e 630 mila, mentre sul fronte normativo si prevede una proroga del diritto al lavoro agile per i lavoratori fragili e, nel privato anche per i genitori di figli under 14. Considerato l’orientamento del dicastero della pubblica amministrazione poi, si prevede una risalita anche nelle Pa di poco inferiore al 20%. Al contrario nelle piccole e medie imprese la tendenza dovrebbe proseguire in direzione di un arretramento.