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L’articolo analizza le particolarità del ravvedimento operoso applicabile ai tributi locali, evidenziando come la normativa vigente preveda una disciplina più restrittiva rispetto a quella dei tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate. Per imposte comunali come l’IMU, infatti, la possibilità di regolarizzare spontaneamente una violazione viene meno non appena il contribuente abbia formale conoscenza dell’avvio di attività accertative da parte dell’ente locale. Anche la semplice notifica di un questionario può costituire un elemento sufficiente a bloccare il ravvedimento. Diversamente, per i tributi erariali la preclusione opera generalmente solo dopo la notifica di specifici atti di accertamento o liquidazione. Sebbene oggi sia consentito il cosiddetto “ravvedimento lungo” fino ai termini di decadenza dell’accertamento, per i tributi locali resta applicabile la disciplina che esclude il beneficio in presenza di verifiche già avviate. Ciò impone ai contribuenti una particolare attenzione nel monitorare eventuali iniziative istruttorie dell’ente impositore.