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L’equo compenso potrebbe avere un conto alto per le casse dello Stato. Vi rientrano, infatti, i servizi resi in favore delle Pubbliche amministrazioni e delle loro partecipate, l’interpretazione secondo cui la disciplina si applicherebbe a ogni rapporto contrattuale comporterebbe così un significativo maggiore onere a cario delle finanze pubbliche. Inoltre, qualora vi fosse un’applicazione generalizzata delle nuove norme a tutte le mansioni per le società di maggiori dimensioni si determinerebbe un aumento del compenso dei sindaci del tutto fuori mercato, al punto che, secondo il calcolo di una società di grandi dimensioni quotata con valore di redditi lordi e di attività pari a circa 8 miliardi, l’equo compenso di ciascun sindaco ammonterebbe a circa 5800.000 euro, a fronte di quello attuale medio di circa 50.000.