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Con l’ordinanza n. 21061/2026, la Corte di Cassazione ha precisato che il commercialista incaricato stabilmente dell’assistenza fiscale non può sottrarsi alle proprie responsabilità sostenendo che gli errori siano stati commessi dal cliente nella predisposizione delle fatture. La vicenda riguardava un notaio che aveva erroneamente escluso dall’IVA alcuni costi, qualificandoli come anticipazioni. Dopo un accertamento fiscale e il pagamento di somme rilevanti, il professionista aveva chiesto il risarcimento al consulente fiscale. I giudici di merito avevano escluso la responsabilità del commercialista, ma la Cassazione ha censurato questa impostazione. Secondo la Suprema Corte, il consulente fiscale deve esercitare una diligenza qualificata, verificando la correttezza dei dati ricevuti e segnalando eventuali criticità riconoscibili nell’ambito dell’incarico affidato. La responsabilità non può essere esclusa automaticamente in ragione delle competenze professionali del cliente, soprattutto quando le questioni riguardano materie tributarie specifiche affidate al consulente.