Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Al centro di polemiche e dibattiti, specialmente in questi giorni, si è trovato il tema della natalità. Proprio in soluzione a questo nodo critico, con un’emergenza demografica ormai in atto che grava su conti pubblici e mondo del lavoro, il Governo sta lavorando a un quoziente famigliare, sul modello di quanto fatto anche dai vicini francesi. Si tratterebbe, in concreto, di una riedizione del bonus bebè, dapprima come detrazione e poi come deduzione Irpef. L’obiettivo è quello non tanto di incentivare le nascite, ma di ridurre i disincentivi alla natalità, tra cui la mancanza di lavoro, specialmente femminile. Gli spazi di manovra rimangono però limitati: il Def ha individuato 3 miliardi da usare per il taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, mentre altri 4 miliardi saranno convogliati per la prima impostazione della riforma fiscal nel 2024. Nel 2024 a salire sarà anche l’assegno unico per i figli, che nel suo primo anno di vita, come ha sottolineato Tridico dall’Inps, è costato 16 miliardi per 5,7 milioni di famiglie con 9,65 figli fino ai 21 anni. L’ipotesi sarebbe quella di integrare questa misura. L’ipotesi sarebbe quella di un bonus secco una tantum, da erogare già il prossimo anno: tra i 2 e i 4mila euro per ogni figlio in più, da assorbire poi in forma di detrazione all’Irpef, con un taglio crescente al crescere del figlio in più, con una spesa annua per lo Stato che potrebbe superare i 7 miliardi l’anno.