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Con la pandemia due italiani su tre, a causa di liste d’attesa prolungate, si sono dovuti rivolgere al privato per esami, farmaci e visite, con di contro, tuttavia, un’inflazione sanitaria in continuo aumento. Nonostante i costi varino ampiamente da una struttura all’altra, in media, il regime di “intramoenia”, ossia medici ospedalieri pubblici che prestano servizio privato all’interno delle medesime strutture pubbliche, gli aumenti sono stati tra il 10 e il 20%, a seconda della specialità medica. Anche i farmaci non mutuabili, tra quelli più diffusi, hanno fatto un balzo in avanti del 10% circa da inizio anno, così come il prezzario per visite mediche e accertamenti diagnostici, come tac, risonanze o ecografie che sono arrivate a costare il 25% in più.