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Il testo sull’equo compenso per i professionisti è alla terza lettura alla Camera, dove le previsioni sono quelle di una rapida approvazione definitiva. Incrociando però i dati di Inps e Registro imprese con il censimento delle Pa e delle partecipate per una stimale preliminare, è già possibile delineare il perimetro di efficacia dell’equo compenso, che coinvolgerà poco più di 78mila soggetti. I requisiti per rientrare tra quanti tenuti ad applicare la nuova legge, infatti, includono 33mila imprese private sopra i 50 dipendenti, su un totale di circa 6 milioni. Per le altre 35.165mila l’equo compenso scatterà invece in base al fatturato, che stando ai dati dell’ultimo bilancio depositato in Camera di commercio, dovrà superare i 10 milioni. A queste voci vanno poi sottratte le oltre 18mila aziende presenti in entrambe le categorie perché in possesso di due requisiti in contemporanea. Anche le imprese individuali non dovrebbero raggiungere numeri significativi, considerate le soglie di requisiti abbastanza alte. La legge rappresenta così certamente un primo passo per l’adeguamento delle tariffe, ma l’ambito di applicazione rimarrà ancora ristretto in una realtà come quella italiana, caratterizzata da un tessuto di piccole e piccolissime imprese.