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Quasi tutte le materie prime industriali, a metà febbraio, hanno quotazioni inferiori rispetto ai massimi toccati lo scorso anno, e in alcuni casi persino più basse rispetto ai prezzi nei mesi immediatamente precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina. Il metano, per esempio, ha visto un calo del 20%, il rame dell’8% e la carta del 3%: una dinamica in cui, secondo gli esperti, a influire non sarebbe più tanto il conflitto, quanto la ripresa della Cina dalla pandemia e i possibili rialzi dei tassi negli Stati Uniti, che premettono uno scenario in cui l’aumento dei prezzi nel 2023 potrebbe rivelarsi inferiore al previsto.