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È di Save the Children l’indagine che ogni dieci anni si concentra sul lavoro minorile in Italia e che stima ad oggi siano circa 336mila i ragazzi a lavorare al di sotto dei 16 anni, età legale per l’inizio dell’attività lavorativa. L'indagine si basa su un campione di 2080 studenti di 15 province e 72 scuole: la maggior parte sarebbe occupata nelle attività di ristorazione, nei negozi, nei lavori in campagna e nei servizi online. Il 6,8% tra i 7 e i 15 anni, il 20% tra i 14 e 15enni, che nel 27,8% dei casi dichiara di svolgere lavori dannosi per il benessere psicofisico. Una tendenza che inevitabilmente compromette il percorso di studi di questi ragazzi, favorendo il fenomeno della dispersione scolastica e pregiudicando il futuro delle generazioni più giovani. La maggior parte dei minori che sperimentano forme di lavoro sarebbero poi maschi, il 5,7% con storie di migrazione in famiglia. Tra gli indici legati a quest’incidenza, anche il livello di istruzione dei genitori: un dato che, come sottolineano i ricercatori, dovrebbe far riflettere sulla trasmissione intergenerazionale di povertà ed esclusione. Per invertire questa tendenza sarà intensificata l’attività di ispezione sui territori, ha dichiarato la ministra al Lavoro e alle Politiche sociali Calderone, valorizzando l’alternanza scuola lavoro o l’apprendistato per incanalare i giovani in un contesto di legalità e attenzione ai bisogni dei minori che si affacciano al mondo del lavoro.