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Diverse cooperative sono sotto il controllo giudiziario per i salari che, come ha riscontrato la Magistratura, spesso rimangono ben al di sotto della soglia di povertà. Non costituiscono però un arbitrio soggettivo, dal momento che in Italia esistono salari tra i 5 e i 6 euro lordi, sanciti dai contratti collettivi di lavoro. In Italia esistono infatti quelli che vengono definiti “contratti pirata”: sono, cioè, quelli firmati da organizzazioni sindacali non rappresentative, che hanno portato i contratti collettivi depositati al Cnel a quota 966, oltre il triplo rispetto a 20 anni fa. Contratti, insomma, applicati a minoranze di lavoratori, stipulati con l’obiettivo di pagare salari più bassi rispetto a quelli garantiti dalle organizzazioni più rappresentative. Molti contratti poi, il 55%, sono ormai scaduti, bloccando di fatto i salari agli stessi livelli da anni. Nel caso però di alcune categorie di lavoratori, come per la vigilanza privata che anche con il rinnovo previsto per il 2026 non permetterà di superare i 6 euro, questi contratti sono firmati dai principali sindacati italiani e non sono scaduti. Lo stesso capita però, come rilevato dall’Osservatorio JobPricing, nel commercio dove si trova la paga minima a 7,5 euro lordi l’ora, nel turismo, nella manifattura, nel trasporto merci, e soprattutto nel comparto della pulizia. Secondo le rilevazioni Istat, in Italia sarebbero 3,6 milioni i contratti di lavoro che prevedono salari orari inferiori ai 9 euro.