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C’è un calo del 19,9% nelle assunzioni, rispetto al mese scorso, mentre sull’anno la contrazione è del 17,7%. A novembre le imprese, infatti, hanno programmato poco più di 382 mila assunzioni. L’industria ha segnato il 18% in meno di ingressi previsti, le costruzioni il 22,7% e i servizi il 20,8%. È salito invece l’indice di difficoltà di reperimento del personale, che aumentando di otto punti ha raggiunto il picco del 46,4%. Alla base di questo fenomeno, il “mismatch”, concorrono sia la mancanza di candidati sia una preparazione inadeguata. I dati, riportati nel bollettino di Unioncamere-Anpal, sono stati poi confrontati con il periodo per Covid: si è riscontrata così una lieve crescita sui livelli di domanda, mentre sul confronto con il 2021 pesa la forte crescita dell’anno scorso, che ha portato a un aumento del Pil del 6,7%. Le incognite sul piano geopolitico e le dinamiche inflazionistiche pesano però non solo sul Pil, ma anche sul mercato del lavoro, come traspare dalle previsioni trimestrali, secondo le quali si inseriranno poco più di 1,2 milioni di risorse, dove a pesare è specialmente l’aumentato ricorso alla cassa integrazione, segno della difficoltà strutturali che colpisce la manifattura. Dei 121 mila inserimenti programmati, però, i profili più ricercati si riscontrano nella meccanica, nella metallurgia, nelle costruzioni, ma anche commercio, turismo e servizi.