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Arriva da Confartigianato l’allarme sull’impatto del caro-energia sul lavoro. Dagli effetti sulle pmi, in 139 mila in affanno solo in Lombardia, i primi segni negativi arrivano anche sull’occupazione. Secondo il bollettino realizzato da Unioncamere e Anpal sono 524 mila i lavoratori ricercati dalle imprese a settembre, circa duemila in meno rispetto alle stime. L’aumento dei prezzi influenza dunque le dinamiche occupazionali, con in particolare sofferenza il comparto manifatturiero, con il 13,5% di posti in meno rispetto all’anno scorso, e il commercio, con una diminuzione di oltre 25 mila contratti per un calo del 30%. In flessione anche le assunzioni previste per il trimestre settembre-novembre 2022, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2021. I settori più provati dallo shock energetico, in materia di posti di lavoro, sarebbero industrie tessili, metallurgiche, meccaniche, elettroniche e della carta.