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Durante un incontro del World Economic Forum a Davos, la presidente della Banca centrale europea Lagarde ha affermato che, pur prevedendo rallentamenti nel 2023 rispetto al 2022, ad oggi possano dirsi meno probabili scenari di una crisi profonda. Un’attività economica, dunque, che non andrà incontro necessariamente a una grave e prolungata caduta. Tra gli indici positivi, infatti, la notevole crescita registrata nell’anno appena concluso, tra le migliori a livello internazionale fra le economie mature. A scongiurare una recessione anche i minimi registrati nella disoccupazione, contro i massimi dell’occupazione in Eurozona. Quello appena iniziato sarà comunque un anno duro, ma la presidente ha ribadito l’impegno delle politiche della Banca centrale per riportare l’inflazione, nel medio termine, al 2%. Dello stesso parere anche la presidente del Fondo monetario internazionale Georgieva, che riconosce una frenata delle economie eruropee, ma al momento non si stanno realizzando gli scenari più preoccupanti. Dubbiosa, invece, Georgieva sulle conseguenze della politica monetaria comunitaria, che potrebbe portare, con nuovi rialzi dei tassi, a un aumento della disoccupazione nella seconda parte dell’anno. D’accordo Gentiloni, secondo il quale la contrazione potrà essere solo superficiale e non una recessione, pur persistendo criticità e tensioni, come quella con gli Usa sui sussidi promessi con l’Inflaction Reduction Act e la spesa dei fondi del Recovery, per ora investiti solo al 20%, come ha sottolineato il tedesco Scholz.