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Il lavoro, anche per i professionisti, è come una luce che si accende e si spegne. Alimenta speranze quando c'è, scava incertezze quando non se ne trova più. Avvocati, commercialisti e promotori finanziari. Architetti, biologi e geometri. Ma anche organizzatori di eventi, docenti, educatori e redattori. Tra loro, negli ultimi cinque anni, più di sei professionisti su dieci sono stati costretti a misurarsi con l'alternanza di tempi in cui si lavora e tempi in cui di lavoro proprio non ce n'è. A dirlo è lo studio, presentato questa mattina, di Ires-Cigl che ha analizzato un campione di quasi quattromila profili, tra autonomi, dipendenti e praticanti, del complesso mondo delle professioni. Molte le difficoltà con cui questo spicchio significativo di italiani si ritrova a fare i conti. La crisi certo, ma anche i mancati interventi normativi per rendere davvero più aperto e efficiente il mercato delle professioni. Ora chiedono compensi equi, tutele sociali in caso di malattia, infortunio, maternità e disoccupazione.