17 settembre 2012
17 settembre 2012

Quasi la metà delle imprese dei leader settore non conosce ammontare proprio debito IT

17:40 - Debito IT e imprese

Il 46% dei decision maker nel settore IT ammette di non conoscere l'ammontare del proprio debito IT e questo genera una passività di bilancio occulta per le aziende, aumentando i rischi. Il debito IT è il costo associato alle attività necessarie per aggiornare il portafoglio di applicazioni aziendali. Questi risultati sono stati pubblicati in 'Mainframe Transformation: the Elephant in the Room', ricerca compiuta da Vanson Bourne e commissionata da Micro Focus, azienda leader nella fornitura di soluzioni di enterprise application modernization, testing e management, enterprise application modernization, testing e management.
Ben 590 responsabili dei sistemi informativi e direttori IT provenienti da ogni parte del mondo hanno valutato l'ammontare medio del proprio debito IT pari a 10,9 milioni di dollari, di cui 8,5 milioni attribuiti alle applicazioni mainframe. L'aumento medio stimato del debito IT sarà del 9% nei prossimi cinque anni.
Malgrado le ammissioni relative al debito IT, l'87% degli intervistati da Micro Focus per la ricerca, conferma di disporre di un processo di revisione strutturato e di una strategia per il portafoglio di applicazioni, che viene verificato in media ogni quattro mesi. Rispondendo a domande più specifiche, oltre metà degli intervistati (57%) ammette tuttavia di non avere le idee chiare.
Un intervistato su 20 confessa che il proprio portafoglio di applicazioni è "un caos". Quasi uno su cinque (18%) afferma che il portafoglio contiene alcune applicazioni legacy che nessuno sa come aggiornare o è disposto a toccare. Il 18% conferma di avere applicazioni ridondanti che sfruttano Mips inutilmente, ma non ha i mezzi per identificarle ed eliminarle.
Secondo il 15% degli intervistati, le fusioni e acquisizioni hanno reso poco chiaro il quadro delle applicazioni a disposizione, delle relazioni tra le applicazioni e di quali andrebbero eliminate.
"La ricerca indica come le organizzazioni IT procedano per tentativi nella revisione e aggiornamento delle applicazioni, creando una pericolosa passività di bilancio. Dovrebbero invece installare un nuovo motore - afferma Stuart McGill, chief technology officer di Micro Focus - è poco probabile che questo approccio consenta di creare un portafoglio di applicazioni atte a fornire dei perfetti servizi operativi per supportare senza interruzioni le esigenze dell'azienda".
Nell'arco di questo decennio, le organizzazioni IT dovranno diventare sempre meno ossessionate dai progetti e sempre più dagli asset - soprattutto se intendono sfruttare nel modo migliore quel 27% del budget IT annuale che, secondo gli intervistati, viene allocato per l'utilizzo, la gestione e il miglioramento dell'integrità delle applicazioni mainframe e dei rispettivi asset".
McGill continua affermando: "Ciò trasforma la gestione dell'Apm in un imperativo strategico. Purtroppo è difficile attribuire un roi (return of investment) immediato all'Apm, poiché si tratta di un valore nel medio-lungo termine. Ciò si scontra con la mentalità di molti leader del settore IT: quella di reagire efficacemente e rapidamente alle mutevoli esigenze del business nel breve termine".

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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