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Il Decreto sviluppo all'esame del Ministero dell'Economia, programmato per il Consiglio dei Ministri del 6 maggio, tenta di introdurre un «nuovo piano casa» ultra permissivo, riformando l’art 10 punto c del testo del DPR 380/2001 (Testo Unico Edilizia): per la ristrutturazione edilizia non servirà più il permesso di costruire ma sarà sufficiente la SCIA (segnalazione certificata inizio attività) con il silenzio assenso e le semplificazioni 36% e 55%.
Ma non solo semplificazione dei titoli abilitativi, sia per interventi che non implicano incrementi della cubatura, che per ristrutturazioni e interventi che portano a un fabbricato diverso per superficie, volumetria e sagoma, anche una proroga dei Piani Casa regionali attraverso una clausola di cedevolezza che riapre in modo automatico i termini delle leggi regionali in caso di inerzia degli enti locali.
Il Governo pensa così di rilanciare il Piano Casa che, fino ad ora, non ha dato i risultati sperati, (funzionando realmente solo in Veneto con più di 20mila domande e in Sardegna) aggirando i vincoli delle Regioni indicate come le maggiori responsabili del mancato decollo del provvedimento e permettendo di costruire molto più facilmente, a spregio delle restrizioni imposte dai Piani comunali.