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Oggi sul tavolo dei ministri delle Finanze europei c'e' la spinosa questione dell'intesa con i creditori privati della Grecia, che si e' conclusa ad Atene senza un'intesa. La chiusura dell'accordo sullo swap del debito con le banche e' condizione necessaria perche' la Grecia riceva un secondo programma di aiuti internazionali da 160 miliardi di euro ed eviti quindi un default disordinato (il paese a marzo dovra' rimborsare titoli in scadenza per 14,5 miliardi).
Secondo le fonti si sono comunque registrati notevoli progressi sui dettagli dell'intesa, che dovra' avere pero' il benestare di Ue e Fmi, che per dare il via al nuovo piano di aiuti insistono su un taglio sostanzioso del carico di debito sulle spalle di Atene. Per il Fmi la ristrutturazione deve garantire una riduzione del debito greco al 120% del Pil entro il 2020 (attualmente e' al 160%), traguardo reso ancora piu' difficile dal deterioramento delle prospettive di crescita del paese. I creditori privati sarebbero pronti ad accettare una svalutazione tra il 65% e il 70% dei bond greci nel loro portafoglio e accettare un'estensione a trent'anni della maturita' dei titoli per un tasso di interesse medio del 4%. In cambio riceveranno buoni a breve scadenza dell'Efsf per un valore pari al 15% dei loro crediti nei confronti di Atene.
"Quelle che abbiamo presentato al premier greco - ha dichiarato il capo dei rappresentanti dei creditori, Charles Dallara, prima di lasciare Atene senza un'intesa definitiva - e' la nostra ultima offerta volontaria. Siamo a un bivio e restiamo abbastanza fiduciosi". "Ascolteremo il rapporto sui negoziati", dice un membro dell'Eurogruppo.