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Le organizzazioni di categoria hanno voluto testare il sistema informatico per capire se il 1° giugno (termine previsto per il debutto) tutto sarebbe filato liscio. Gli esiti della prova sono stati sinceramente preoccupanti: secondo lo stesso ministero dell'Ambiente le cose non sono andate bene. E non certo per colpa delle imprese. Sulla base dei dati delle aziende, poi, il quadro appare ancora peggiore, per via delle complicazioni operative del sistema. Un brutto viatico per un debutto così imminente. Debutto, peraltro, già rinviato due volte. Rende perplessi l'avvio farraginoso della procedura, che ha visto, per esempio, il succedersi di più manuali operativi e guide utente, l'incertezza legata alle difficoltà informatiche che stanno caratterizzando questa fase di passaggio, il peso delle sanzioni che potrebbero essere applicate a partire dal 1° giugno. Che fare, dunque? Sicuramente non ritirarsi rispetto all'obiettivo finale dell'operazione: una gestione più trasparente dei rifiuti è nell'interesse di tutti, prime fra tutte le imprese che devono temere la concorrenza sleale che si accompagna alle infiltrazioni criminali. Occorre, però, ripensare il funzionamento di un sistema che, sottoposto a stress test, ha mostrato la corda. E per raggiungere questo obiettivo diventa opportuno raccogliere l'indicazione degli operatori che chiedono una proroga. Per arrivare in tempi ragionevoli a un Sistri 2.0 in grado di funzionare davvero.