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L'Irlanda dice si' al Patto di bilancio: gli elettori si sono pronunciati a favore della ratifica del fiscal compact nella tornata referendaria aperta ieri in 43 collegi del Paese. I risultati definitivi, secondo quanto riferisce l'emittente nazionale Rte, indicano un 60,3% di consensi, pari a 955.091 voti favorevoli, contro il 39,7% di contrari, 629.088 'no'. Su 3.144.828 aventi diritto si sono recati alle urne 1.591.385 elettori, per una timida affluenza intorno al 50,60%.
''Si tratta di un risultato decisivo per il popolo, questo non lo e' stato per il governo o per un partito politico.
Voglio che l'Irlanda e il suo popolo siano vincenti in Europa'', ha dichiarato il primo ministro Enda Kenny. ''Oggi - ha aggiunto - e' stata una buona giornata per tutti noi. La decisione non e' stata facile e ringrazio profondamente i cittadini per il loro pragmatismo''.
Soddisfazione da parte del presidente della Commissione Ue Jose' Manuel Barroso, secondo cui ''il risultato delle consultazioni sul fiscal compact'' e' una ''componente chiave nella risposta dell'Europa alla crisi economica attuale''.
A fargli eco il leader del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy e il numero uno dell'Europarlamento Martin Schulz. Per il primo ''la ratifica del Trattato e' un passo importante verso il recupero e la stabilita. Gli irlandesi - ha ribadito Van Rompuy - hanno dato la loro adesione e il loro impegno all'integrazione europea''. Sulla stessa linea il socialista tedesco, che ha evidenziato la necessita' di ''ascoltare anche le preoccupazioni di coloro che hanno votato no''.
Il placet degli irlandesi mette in cassaforte la ratifica del patto da parte di Bruxelles: e' infatti sufficiente il consenso di 12 Stati sui 25 firmatari - esclusi Regno Unito e Repubblica Ceca - affinche' il Trattato entri in vigore.
Un 'no' dell'Irlanda, tuttavia, avrebbe rischiato di offrire un altro assist ai ''nemici'' dell'Eurozona, aumentando l'instabilita' dei mercati finanziari e complicando ulteriormente le possibilta' di un salvataggio della Grecia.
Inoltre, avrebbe ostacolato l'avanzata di Dublino verso i finanziamenti a basso costo dell'Esm, il nuovo fondo salva-Stati. Un'ipotesi non trascurabile per un Paese che, dopo il colpo del crack bancario, dal 2010 e' sotto programma Ue-Fmi in cambio di un prestito da 67,5 miliardi.
Ieri, intanto, i Parlamenti di Danimarca, Svezia e Lettonia hanno ratificato il patto. A Copenhagen il Trattato di stabilita' e' passato con 80 voti favorevoli a 27 contrari. Il Riksdag lo ha approvato due giorni fa, senza fornire dettagli sull'andamento dei consensi. Riga ha ottenuto 67 si', 29 no e un astenuto.