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Il governo incassa la fiducia alla Camera sul decreto bollette: circa 5 miliardi su energia, tutela dei consumatori e regole di mercato. Dentro, aiuti immediati per le famiglie più fragili, nuovi bonus selettivi e una svolta normativa contro il telemarketing aggressivo. Ora, il testo passa al Senato per la conversione. Vediamo in sintesi alcune delle misure.
È stato introdotto un bonus straordinario da 115 euro destinato ai titolari del bonus sociale elettrico. Parliamo di una misura una tantum pensata per alleggerire l’impatto delle bollette sulle famiglie con redditi bassi.
E come spesso accade, la platea è definita attraverso l’Isee: fino a circa 9.800 euro per nuclei standard, soglia che sale a 20.000 euro per famiglie numerose. Il finanziamento complessivo quindi è di circa 315 milioni di euro.
Il punto chiave è la rapidità: il contributo sarà riconosciuto direttamente in bolletta, senza necessità di domanda.
Accanto al sostegno pubblico, il decreto introduce un meccanismo “inedito”: un contributo volontario da parte dei fornitori di energia per clienti con Isee fino a 25mila euro, esclusi dal bonus sociale.
Non è un obbligo per le aziende, ma una “volontà” che viene regolata da Arera: il valore dello sconto dipenderà dai consumi e dai parametri fissati per i primi mesi dell’anno. Diciamo che la natura non obbligatoria però lascia aperti interrogativi sull’effettiva diffusione della misura.
Il beneficio potenziale è ampio, ma l’impatto reale dipenderà dal comportamento delle compagnie energetiche.
Stretta anche al telemarketing selvaggio. Con un emendamento scatta il divieto di sollecitazioni commerciali via telefono (e sì, anche tramite messaggi) per proporre e concludere contratti di luce e gas.
Le aziende del settore (fornitori di energia e operatori commerciali) potranno contattare i clienti solo in due casi: se è stato il consumatore a richiedere informazioni tramite i loro canali ufficiali oppure se si tratta di clienti già attivi che hanno dato un consenso esplicito a ricevere offerte.
Sarà l’azienda a dover dimostrare che il contatto è legittimo. Le chiamate dovranno partire da numeri chiaramente identificabili: in caso contrario, i contratti saranno nulli. Inoltre, l’Agcom potrà bloccare le linee utilizzate per le chiamate indesiderate.
Si introducono anche nuovi obblighi informativi per le società energetiche. I fornitori dovranno comunicare i propri margini di profitto all’Autorità di regolazione, con l’obiettivo di monitorare eventuali speculazioni.
Parallelamente, vengono rafforzati i requisiti di trasparenza nelle bollette, per rendere più leggibili le voci di costo e facilitare il confronto tra offerte.
Sul fronte energia, il decreto interviene su più leve: riduzione di alcuni oneri di sistema, soprattutto per il gas utilizzato nella produzione elettrica, incentivi rimodulati per bioenergie e rinnovabili e semplificazioni per autorizzazioni e connessioni alla rete. Il tutto al fine di contenere i costi per le imprese e accelerare la transizione energetica.
A livello fiscale, invece, le novità più rilevanti rigurdano l’aumento dell’aliquota Irap per le imprese operanti nel comparto energetico.
Per i periodi d’imposta 2026 e 2027, l’aliquota sale di 2 punti percentuali, passando dal 3,9% al 5,9%. In questo modo si rafforza il sostegno a famiglie ma dall’altro si aumenta il carico fiscale su un comparto che negli ultimi anni ha registrato profitti molto alti.
Tra i punti più discussi c’è il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038. La decisione viene motivata con esigenze di sicurezza energetica in un contesto internazionale instabile. Le centrali esistenti diventano di fatto una riserva strategica. Il governo la presenta come una scelta pragmatica per evitare shock sui prezzi. Le critiche, invece, parlano di passo indietro sul fronte ambientale.
Da sempre escluso, il bonus sociale stavolta si estende anche al teleriscaldamento, ampliando i destinari e colmando un vuoto normativo che lasciava fuori milioni di utenti.