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Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili esprime il proprio disappunto all’estensione ai consulenti del lavoro della possibilità di effettuare il deposito dei bilanci societari presso il Registro delle imprese, chiedendo la soppressione della disposizione contenuta nel disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026.
La posizione è stata illustrata nel corso dell’audizione del 3 novembre 2026 davanti alla Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge A.C. 3120.
Secondo il Consiglio Nazionale, l’ampliamento delle competenze previsto dal provvedimento non sarebbe accompagnato da adeguate garanzie sotto il profilo della formazione e delle responsabilità professionali.
Si ricorda che l’articolo 13 del disegno di legge interviene sull’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della Legge n. 340/2000, estendendo agli iscritti all’albo dei consulenti del lavoro la possibilità di effettuare, su incarico dei legali rappresentanti delle società, il deposito telematico dei bilanci e degli altri documenti societari presso il Registro delle imprese.
La modifica riguarda anche la richiesta di iscrizione degli ulteriori atti societari per i quali è prevista la pubblicità nel Registro delle imprese e la cui redazione non richiede espressamente l’intervento di un notaio.
Si tratta di attività che la disciplina vigente attribuisce ai professionisti iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in forza delle disposizioni introdotte dalla Legge n. 350/2003.
ll principale elemento di criticità evidenziato dal Consiglio Nazionale riguarda la natura dell’attività di deposito, che non può essere considerata una semplice operazione amministrativa, ma rappresenta la fase conclusiva di un procedimento che richiede specifiche conoscenze in materia contabile e societaria.
A sottolinearlo è il presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio, secondo il quale «la questione non è corporativa, ma di interesse pubblico». Il presidente evidenzia, infatti, che si tratta dell’ennesimo tentativo di mettere in discussione una funzione professionale introdotta dal legislatore per garantire certezza, affidabilità e tutela del mercato.
«La riserva attribuita dal 2003 ai commercialisti è collegata alla loro formazione e alle competenze aziendali, contabili e societarie», precisa de Nuccio, ricordando che il professionista incaricato della trasmissione attesta la conformità dei documenti agli originali depositati presso la società.
L’attività comporta, pertanto, una responsabilità specifica, che richiede un’adeguata preparazione professionale a tutela delle imprese, dei soci, dei creditori e degli altri soggetti che fanno affidamento sulle informazioni pubblicate nel Registro delle imprese.
Sulla stessa linea il vicepresidente del CNDCEC, Moretta, secondo il quale «non si può confondere la semplificazione amministrativa con l’attribuzione di competenze professionali».
«Il deposito del bilancio non è un semplice adempimento telematico, ma l’ultimo passaggio di un procedimento che presuppone conoscenze di diritto societario, contabilità, bilancio e responsabilità professionale», chiarisce il vicepresidente.
Nella memoria presentata alla Camera viene inoltre ricordato che analoghi tentativi di estensione erano già stati avanzati nel 2022 e nel 2023, senza tradursi in modifiche legislative. In tali occasioni erano emerse anche valutazioni negative da parte dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia.
Un ulteriore aspetto contestato riguarda la collocazione della disposizione all’interno del DDL Concorrenza.
Secondo il CNDCEC, il provvedimento dovrebbe perseguire l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli al mercato e favorire la competizione, mentre l’articolo 13 interviene direttamente sulla ripartizione delle competenze tra categorie professionali.
Il Consiglio Nazionale ritiene, pertanto, che l'estensione proposta rischi di introdurre un precedente normativo non adeguatamente supportato da verifiche sulla formazione, sull'abilitazione e sulle responsabilità dei professionisti coinvolti.
Di diverso avviso il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, che considera la disposizione uno strumento di semplificazione e di riduzione dei costi per le imprese. Secondo la categoria, la modifica non attribuirebbe nuove competenze nella formazione del bilancio, ma consentirebbe di effettuare direttamente un adempimento telematico relativo a documenti che i consulenti del lavoro possono già contribuire a predisporre.
Il CNDCEC, tuttavia, ribadisce la necessità di mantenere un collegamento tra le attività professionali consentite, le competenze richieste e le relative responsabilità, a tutela delle imprese e dei terzi che fanno affidamento sulle informazioni pubblicate nel Registro delle imprese.
Per tali ragioni, il Consiglio Nazionale ha chiesto lo stralcio dell’articolo 13 dal testo del disegno di legge.