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Musica grintosa, che viene voglia di ballare. Vestiti multicolor e tacchi a spillo, che spezzano la monotonia delle giacche e cravatte che di solito si vedono in queste occasioni. Sono le donne commercialiste che si sono riunite ieri a Roma, nella prima assise nazionale. Sono un vulcano di idee. Di idee e concretezza. Tutte parlano, tutte vogliono spiegare cosa ha significato nel loro territorio la costituzione di comitati per le pari opportunità. Segno che la fatica c’è stata, ma anche il risultato.
Napoli apre le danze: il comitato si occupa di donne, ma lo fa includendo gli uomini. Non senza difficoltà: a volte i problemi arrivano dalle stesse colleghe. A contare, infatti, sono anche le tradizioni culturali. Al Sud questo si avverte maggiormente e bisogna lavorare nel rafforzamento dell’autostima femminile. Per prime, le donne, devono credere di poter sedere in prima fila. Per questo, ad esempio, Napoli ha organizzato una serie di lezioni magistrali tenute da grandi personalità femminili.
Lodi, addirittura, manda in rappresentanza del comitato un uomo. Un uomo che riconosce questa l’esperienza come una vera e propria opportunità. La loro idea è l’istituzione di un protocollo di intesa con la provincia per conciliare l’annoso problema della compatibilità tra lavoro e famiglia. L’ottimizzazione del tempo – in realtà – è un obiettivo comune a tutti i comitati. Così come il tentativo di coordinarsi con le istituzioni territoriali per avere più forza.
Padova sottolinea, invece, che i comitati non svolgono attività di rivendicazione, ma mettono in campo progetti al servizio di tutti i colleghi. Le fa eco il comitato di Piacenza quando dice che le donne non rivendicano solo diritti, ma sono pronte ad assumersi i relativi doveri. La proposta piacentina è l’istituzione di corsi sulla leadership. Quella si che va rafforzata.
Suggerimenti anche dal comitato di Paola: avviare uno scambio di competenze per risolvere le criticità, mettere in comune le esperienze per superare le difficoltà. E poi, arriva l’augurio finale da Firenze: “che il 24 maggio sia la Caporetto della vecchia mentalità”. Da nord a sud, le commercialiste d’Italia chiedono formazione e attenzione da parte del Comitato nazionale.
Ora che le premesse sono state fatte e il via è stato dato, tocca ai comitati territoriali, a tutte le donne professioniste, dimostrare la determinazione e la tenacia che dicono di possedere.
Chissà se, a questo punto, il famoso tetto di cristallo – quello che solitamente blocca la carriera professionale delle donne – rischia davvero di frantumarsi.