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La riforma - Giuseppe Diretto, presidente dell’UNAGRACO, è intervenuto ieri sulla questione della riforma del processo tributario, riferendosi all’approvazione da parte del Cdm dello scorso 26 giugno del decreto legislativo che prevede appunto questa riforma ai sensi dell’art. 10 della Legge delega n. 23 dell’11/03/2014 (in G.U. n. 59 del 12/03/2014).
Le novità - In linea generale le modifiche processuali hanno recepito le mirate proposte avanzate dall’avvocato tributarista Maurizio Villani, volte a mettere il contribuente e il fisco su un piano di parità. Tra questi nuovi elementi si ricordano la possibilità di conciliare le cause anche in appello e Cassazione; possibilità di sospendere il processo tributario quando pendono altri processi collegati, ai sensi dell’art. 295 c.p.c.; condanna sempre alle spese processuali, in quanto la compensazione deve essere un caso eccezionale e per specifici motivi da evidenziare in sentenza; possibilità di condanna per lite temeraria alle parti, compresi gli uffici fiscali, che intraprendono un giudizio che sanno essere perdente o dilatorio; possibilità di ottenere la sospensione dell’esecuzione delle sentenze anche in appello ed in Cassazione; esecuzione immediata della sentenza per tutte le parti in causa, nel senso che l’ufficio fiscale deve sempre procedere al rimborso anche se impugna la sentenza. A queste novità si aggiungono altre modifiche in base alle quali i contribuenti potranno difendersi da soli in Commissione Tributaria per le controversie di valore pari a 3.000 euro; le spese del processo devono sempre seguire la soccombenza; il risarcimento del danno per lite temeraria nei confronti della parte soccombente; le comunicazioni sono effettuate mediante uso di pec; l’istituto della mediazione è applicabile a tutti gli atti impositivi (non solo quelli dell’Agenzia delle Entrate ma anche dell’Agenzia delle Dogane, degli Enti Locali e dell’Agente della Riscossione) di valore sino a 20.000 euro riferito alla sola imposta, esclusi gli interessi e le sanzioni; la mediazione non preclude più la richiesta di conciliazione giudiziale; nella mediazione le sanzioni si riducono al 35% del minimo edittale; è introdotta la sospensione del processo quando i giudici tributari devono decidere e risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione di altra causa, ai sensi e per gli effetti dell’art. 295 del Codice di Procedura Civile; la conciliazione giudiziale, sia in udienza che fuori udienza, è ammessa anche in appello, esclusa la causa in Cassazione, con la riduzione delle sanzioni al 40% nei primi due gradi; la tutela cautelare è ammessa per tutti e tre i gradi del giudizio (Commissione Tributaria Provinciale, Regionale e Cassazione); le sentenze delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali sono immediatamente esecutive, per cui i rimborsi fiscali devono subito essere fatti al contribuente vittorioso.
Gli auspici – Oltre a queste novità, che hanno ottenuto il plauso anche dell’Unione, Diretto mette in evidenza anche altri punti su cui l’esecutivo dovrebbe riflettere. Tra questi si segnalano la gestione ed organizzazione del processo affidata ad un organismo terzo diverso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, quale il Ministero della Giustizia o la Presidenza del Consiglio dei Ministri; la possibilità per il contribuente di potersi difendere senza limiti istruttori, potendo utilizzare le testimonianze ed i giuramenti; la possibilità di poter conciliare anche durante il ricorso per Cassazione; escludere la possibilità, in caso di mancata riassunzione del processo, di dover pagare per intero l’importo indicato nell’atto oggetto del giudizio invece di fare riferimento al pronunciamento dell’ultima sentenza. “Accogliamo positivamente l’approvazione di questo decreto nel lungo cammino intrapreso da tempo verso una riforma del processo tributario, un simile provvedimento è un primo e importante passo che ci auguriamo porti alla risoluzione di molti problemi e allo snellimento di molte procedure per mettere concretamente sul piano di perfetta parità processuale il contribuente-cittadino (con il suo difensore) ed il fisco”, ha concluso il numero uno dell’Unione.